Il Teatro degli Orrori

A Sangue Freddo
(La Tempesta)
(il disco in questione lo trovate in giro dal 30 Ottobre)
Un po' come per i Bloody Beetroots e con affinità elettive e contestatarie, per questo secondo capitolo della saga de Il Teatro degli Orrori c'era un'attesa spasmodica. Anche qua chilometri macinati, ma prettamente in giro per l'Italia a smuovere animi e budella, cervelli atrofizzati e sguardi spenti. Sputi in faccia in forma di roccioso rock e parole d'angoscia liberatoria e di amore assoluto. Ebbene, il miracolo si ripete. Rinnovato negli intenti e nella forma. Si mangia selvaggina cruda stavolta, digrignando i denti in vortici di bile da troppo tempo sopita. Il muro sonoro è ancora più chirurgicamente curato e prodotto dal certosino lavoro del Ragno Favero e le parole di Pierpaolo Capovilla sono pregne di idee, rabbia, amore, disperazione e vorticosa contestazione poetica. La maturità del secondo disco eccovela tutta spiattellata in faccia a suon di sputi e urla ragionate, muri melodico sonori e proclami a denti stretti. Si parte con calma, direttamente dal larsen che chiudeva "Nell'Impero delle Tenebre", subito infastiditi e sospettosi dell'abbaglio. Ma l'abbaglio è sostanzioso stavolta, e dopo la tenue "Io ti aspetto" parte subito il primo cartone in pancia. "Due" sanguina fin dal riff iniziale sporco e noise della chitarra. Di grinta come questa se ne riscontra raramente. Ed ecco che viene un pensiero, che Il Teatro degli Orrori stia piantando le radici di una svolta già attuata da altre fondamenetali rock band italiane, dai CCCP ai Ritmo Tribale, dagli Afterhours fino ai Verdena. Il rock italiano oggi, quello dei fottuti anni zero è questo, da affiancare per livore e ispirazione a quello di Vasco Brondi e delle sue Luci della Centrale Elettrica. Li vogliamo vedere affiancati alla prossima festa di Internazionale! E il cerchio si chiude, perchè citare Bob Rifo all'inizio non era tanto per fare propaganda, ma perchè c'è pure Bob qui dentro, intervenendo sintetico in "Direzioni Diverse" dove c'è da ballare, sì, incalzati e scappando, sotto la pioggia e nel fango, con una nenia malinconica in testa. E questa proprio nessuno se l'aspettava. Come nessuno si aspettava un disco immenso e anche migliore dell'esordio, perchè offre una macchina rock capace ancora di stupire ed emozionare come poche.










